Alla Scoperta della Nuova Zelanda

La Nuova Zelanda in tutta la sua selvaggia bellezza, una bicicletta, una tenda e 32 giorni per scoprire le bellezze nascoste della terra di mezzo.

Questo sarà sicuramente un viaggio estremo, per via del clima imprevedibile, i pochi abitanti e centri di ristoro, inoltre sarò solo, in bici e dormirò in tenda.
Giustamente ho pensato di renderlo ancora più avventuroso, ho contattato diverse agenzie in Nuova Zelanda per svolgere diverse attività tra cui rafting, kayak, bungee, zorbing, paddle surf e tante altre a cui nemmeno so dare un nome.
Dedicherò del tempo anche ad attività più leggere, a scoprire la cultura, farmi nuovi amici e provare a farmi ospitare in casa loro, come mi è capitato in precedenti avventure, per imparare ancor di più su cosa significa essere Neozelandese.
Tre le svariate attività non mancherà qualche hiking, insomma in sintesi sarà una grande avventura.

Era l’Ottobre del 2015 quando annunciai sulla pagina che a Marzo 2017 sarei volato fino all’estremità del mondo, in Nuova Zelanda. In questo enorme lasso di tempo ho pianificato  l’itinerario al meglio:

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Circa 3500km tra i siti più interessanti della terra Maori, avendo solo 32 giorni per poter svolgere diverse attività percorrerò 2500km in bici e 1000km in autobus.
L’itinerario è molto variabile, potrà aumentare o diminuire, ogni volta che parto per un viaggio preparo il percorso nei minimi dettagli, ma ormai mi conosco, ed una volta lì so che mi muoverò seguendo l’istinto e lasciandomi trasportare dall’avventura.
La Nuova Zelanda è un paese ricco di spettacolari paesaggi, un territorio eterogeneo che riesce a sorprenderti ad ogni curva ed essendo appassionato di fotografia mi muoverò tra i siti più interessanti:
Rotorua e Taupo, i grandi laghi dell’Isola nord ricchi di attività geotermica e potenti geysir; attraverserò l’area più desertica dell’isola meglio nota come Mordor; seguirò la costa occidentale dell’Isola sud attraversando i grandi parchi Neozelandesi, sorprendenti ghiacciai e salendo sulle strade più alte della Nuova Zelanda mi perderò tra le imponenti montagne; raggiungerò Queenstown la capitale degli sport estremi e luogo natio del Bungee Jumping; resterò in silenzio difronte alla selvaggia bellezza dei fiordi Neozelandesi, esplorando in kayak Milford Sound; pedalerò con i pinguini lungo la costa meridionale, uno dei luoghi più freddi della Nuova Zelanda; per poi risalire fino a Wellington dove trascorrerò qualche giorno svolgendo diverse attività.

In Nuova Zelanda c’è un fuso orario di ben 12 ore questo non aiuterà la condivisione dell’avventura, infatti i miei contenuti saranno avanti di un giorno rispetto all’Italia. Probabilmente pubblicherò su Facebook alle 12 (ora italiana) ed alle 6 del pomeriggio (le sei di mattina in NZ). Come sempre durante il viaggio mi concentrerò sull’avventura pubblicando foto e qualche video che raccontino la giornata, dopo il viaggio pubblicherò le foto più belle e dei paesaggi più incredibili.

Condividerò il viaggio anche su Instagram: @senzaconfini_ dove con le Storie potrete vedere le varie situazioni imprevedibili che sarò costretto ad affrontare, i cibi improbabili, le varie attività e persone conosciute, ed essendo solo per gran parte del viaggio sarà un buon modo per farmi compagnia.

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La bici del viaggio: 8bar Mitte

L’attrezzatura per questo viaggio mi è stata fornita per gran parte dai partner che mi hanno supportato per quest’avventura.
Osprey mi ha fornito uno zaino della serie Escapist perfetto sia per il trekking che la bici ed altre borse impermeabili per evitare che fotocamere e power bank si danneggino per via dell’umidità.
Ricoh mi ha dato la possibilità con la camera Theta S di mostrare il viaggio a 360°, adesso potrò condividere in maniera ancora più immersiva l’avventura.
Infine la 8bar mi ha fornito abbigliamento e la bici 8bar Mitte, si tratta di una bicicletta davvero speciale perché creata appositamente per l’avventura.

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Scopri Taiwan

Dal 5 al 13 Novembre parteciperò al Formosa 900, avrò cosi la possibilità di esplorare e raccontare Taiwan da una prospettiva diversa dal solito.

Taiwan è una meta poco conosciuta in Italia, di fatto sul web non si trova molto materiale in lingua italiana, quindi questo articolo frutto dello studio della destinazione sarà un anteprima di cosa ci aspetta, prima di vivere insieme l’avventura.

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Lotus Pond, Kaohsiung

Taiwan o isola di Formosa (bella), nome dato da esploratori portoghesi attorno alla metà del XVI secolo estasiati dalle bellezze del territorio, è sita  nel mar cinese.
Oggi stato indipendente, nella sua storia si sono alternate dominazioni Cinesi e Giapponesi che hanno contribuito a creare una cultura unica nel panorama asiatico, con tinte sia cinesi che nipponiche.
Cosi come il Giappone anche Taiwan risulta sovrappopolata rispetto al proprio territorio, ben 23 milioni di individui in 36.300 kmq di terra.

Eppure il paese è ricco di natura incontaminata, dato che il territorio impervio ricco di catene montuose riduce notevolmente gli spazi vivibili ed edificabili, lasciando inalterata la bellezza selvaggia dell’isola che tanto ha ispirato gli esploratori portoghesi.
A Taiwan si configura quindi il particolare contrasto analogo al più grande Giappone, di grandi città che terminano in sconfinate foreste.
Eterogenea la popolazione se pur l’85% si considera Taiwanese, eppure solo il 2% si può considerare un aborigeno, infatti gran parte della popolazione è di origine cinese.
Ben presente culturalmente ma meno fisicamente la comunità giapponese.
Le influenze della terra del Sol Levante si devono al periodo dell’occupazione giapponese, in cui il paese fu modellato secondo lo stile nipponico, ma dopo la riconquista cinese più di 400.000 giapponesi furono costretti ad abbandonare l’isola, tranne 28.000 tecnici.
La travagliata storia di Taiwan è la forza della sua cultura, spesso definita il cuore dell’Asia per la sua eterogeneità.
I taiwanesi sono estremamente ospitali caratteristica tipica delle popolazioni dell’estremo oriente, ma a differenziarsi è il loro atteggiamento verso la cultura occidentale, che apprezzano molto senza andare ad alterare le proprie tradizioni.
Il concetto di generosità è estremizzato, ai taiwanesi piace trattare bene i propri ospiti, non è accettato il concetto di contraccambio bensì si preferisce una reciproca generosità.
Anche la religione riflette l’eterogeneità della popolazione con Buddhismo (35%) e Taoismo (33%) le più diffuse. Il gran numero di divinità fa si che in tutto il paese vi sia un gran numero di templi.

La forte identità culturale e l’apertura verso l’occidente lo rendono un paese ideale da visitare.

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La bellezza del territorio Taiwanese è principalmente dovuta ad una fusione di elementi unici tra cui spiccano le maestose montagne della catena centrale, dove il Monte di Giada con i suoi 3.951 metri domina l’isola.
I monti sono completamente ricoperti da foresta tropicale a marcare il confine tra civiltà e natura, quest’ultima ricca di una grande biodiversità con diverse specie endemiche sia nella flora che nella fauna.
A dare colore al tutto ci pensano mare, laghi e fiumi che vanno a perdersi in gole di rara bellezza.
Da non sottovalutare sono le città taiwanesi, probabilmente questo è l’unico posto al mondo dove è possibile vedere architettura giapponese e cinese fondersi insieme.

Per godere al massimo delle bellezze del paese la strategia migliore è seguire la costa, da qui è possibile ammirare le imponenti montagne e fermarsi sulle tante spiagge lungo il percorso ed immergersi per ammirare le bellezze della barriera corallina.
La costa taiwanese è molto diversificata ed alterna coste frastagliate, scogliere a picco sul mare e spiagge paradisiache, inoltre per il suo passato ricco di eruzioni vulcaniche presenta coste con formazioni rocciose esagonali analogamente al più noto selciato del gigante in Irlanda.
Seguire la costa offre l’opportunità in qualsiasi momento di tuffarsi all’interno di una delle tante scenografiche gole del paese.

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Gola di Taroko

Per la gioia dei turisti che amano rilassarsi, Taiwan ha una ricca attività geotermica, in tutto il paese ci sono più di 100 sorgenti calde naturali.
Molte ai confini con la selvaggia foresta taiwanese, quest’ultima dona un aspetto avventurosa all’isola.
Il Taiwan selvaggio è ricco di vita, con 28 specie di mammiferi, 17 di rettili e 125 specie di uccelli. Domina la catena alimentare l’orso nero, che di solito ha la sua tana sopra i 2.000 metri, ben più visibile il macaco formosano, mentre più difficili da avvistare cervi e cinghiali, rari gli avvistamenti del leopardo tigrato formosano.

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Il Taipei 101, 501 metri d’altezza

Tra una foresta e l’altra si alternano le moderne città Taiwanesi, per lo più concentrate lungo la costa nelle zone pianeggianti.
Tra le quali spicca la capitale Taipei, che con 2,6 milioni di abitanti è il cuore del commercio e della cultura taiwanese.
Taipei è una miscela di tradizione e modernità, ma ciò che la rende davvero unica è la varietà di stili architettonici dal più diffuso cinese, al meno diffuso coloniale, a quello giapponese fino ad arrivare a quello contemporaneo.
La città è dominata dal Taipei 101, con i suo 501 metri fino al 2009 era il grattacielo più alto del mondo, esempio della volontà taiwanese di scrollarsi di dosso il vecchio vezzeggiativo di ”made in Taiwan” e riaffermare una ritrovata indipendenza economica.

Questa è Taiwan nella teoria, una terra ricca di fascino, il cuore dell’Asia, dal 5/11 vi racconterò Taiwan nella pratica e viste le premesse non vedo l’ora di partire!

A seguire un video delle bellezze di Taiwan:

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Il Formosa 900

Il Formosa 900 è uno degli eventi che si tengono durante il Taiwan Cycling Festival.
In questo periodo si tengono diversi eventi legati al ciclismo ed il Formosa 900 è tra tutti il più affascinante, perché il suo obbiettivo è guidarci alla scoperta di Taiwan.
Essere stato invitato a questo evento è un grande onore, sarò il primo Italiano a documentarlo, per me sarà l’occasione per scoprire il paese e condividere con voi quest’esperienza.

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Itinerario

In cosa consiste il Formosa 900?

La risposta è già nel nome, l’Isola di Taiwan è anche nota come Formosa, il particolare soprannome di chiari origini occidentali si deve a degli esploratori portoghesi, che nel XVI secolo furono talmente impressionati dall’isola da battezzarla ”Ilha Formosa”, letteralmente l’isola bella.
900 sono i km che permettono di visitare gran parte del paese in soli 9 giorni.
All’evento promosso da Giant adventure e Tourism Taiwan parteciperanno più di 500 ciclisti di diversa nazionalità, che percorreranno il paese apprezzando i paesaggi, la cultura e il cibo, infatti non mancheranno tappe ai ristoranti locali.
Per gli amanti dell’avventura, del ciclismo, della natura è l’occasione perfetta per scoprire il paese in tutti i suoi particolari.

A seguire cliccando sulla foto un video della scorsa edizione:

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L’esperienza in Footbike

Dopo il Giappone ero alla ricerca di un mezzo alternativo alla bicicletta che mi permettesse di esplorare in autonomia la prossima meta.
Navigando mi sono ritrovato davanti a questo strano monopattino, che puntava ad offrire un nuovo modo di spostarsi in città.
Appena l’ho visto ho pensato se riesco a montarci un portapacchi anteriore è perfetto.
Cosi è iniziata la mia avventura con la Footbike, il primo passo è stato fare diverse ricerche sul mezzo, fino a scoprire il distributore italiano Myfootbike Italia. Da qui è iniziato uno scambio di mail, dapprima consigli e poi la sponsorizzazione ufficiale con una delle loro Footbike: la Crussis Urban 3.3!
Ottenuto il mezzo è iniziata la parte più difficile e stressante, trasformare un mezzo cittadino in un macinatore di km e preparare il mio fisico ad uno sport o movimenti che non avevo mai praticato.
Viste le premesse, la domanda sorge spontanea, perché l’ho fatto? Da quando ho iniziato a fare questa tipologia di viaggi, ho capito quello che mi spinge a renderli cosi avventurosi, è la voglia di scoperta.
La scoperta viene dall’ignoto, nel conoscere un nuovo paese, una nuova cultura, e quello che volevo scoprire adesso era un nuovo modo di viaggiare, differente dalla bicicletta.
Cosi mi sono lanciato nell’ignoto ed è stato molto più difficile di quanto pensassi. Fare qualcosa di nuovo senza punti di riferimento, porsi cosi tanti km in pochi giorni senza precedenti, mi ha messo sotto pressione e poco prima di partire ho iniziato a dubitare dell’idea.
Ma atterrato in Irlanda, tutto è sparito, non c’erano dubbi o paure, solo tanta voglia di scoprire questo paese.
E la Footbike mi ha sorpreso molto, il riuscire a percorrere anche 155km in un giorno non l’avevo previsto, il fisico ha retto senza grandi problemi, ma soprattutto l’esperienza che ne è derivata è nuova, un nuovo modo di viaggiare con sensazioni completamente differenti dalla bicicletta.
Quando viaggi in monopattino è tutto più lento, hai il tempo di osservare ogni minimo dettaglio che ti circonda, la prospettiva che ti offre è nuova, non solo a te, ma anche a chi ti osserva. Ho visto persone stupirsi in ogni modo: chi sorrideva, chi imprecava esaltato, chi scuoteva la testa (chi te lo ha fatto fare), chi restava a bocca aperta con espressione sognante. Ho fatto anche danni però, più volte ho sentito bambini urlare alla mamma lo voglio, compramelo, alcune mi sono venute addirittura a chiedere informazioni su dove acquistarlo.
Lo stupire gli altri è probabilmente la cosa che più mi ha reso felice di questa esperienza, io scoprivo l’Irlanda e l’Irlanda scopriva la Footbike, in questo scoprirsi a vicenda ho imparato ancora una volta quanto la paura dell’ignoto sia la più insensata delle paure. Si pone come un ostacolo tra te e quello che vuoi fare, ti blocca, prova a riportarti alla realtà, come si supera un ostacolo del genere? Esattamente come si superano le salite con il monopattino, spingendo più forte, e quando arrivi in cima sei leggero, perché dalla sommità vedi un nuovo panorama, qualcosa che prima non potevi vedere, inizi a scoprire e non resta altro da fare che dare un ultima spinta e lanciarti nell’ignoto.
Quello che ho scoperto nella Footbike, è un nuovo compagno di viaggio, affidabile, a tal punto da percorrere 1700 km in 17 giorni. Se ripenso ai dubbi iniziali, non li rimpiango, perché servono a prepararsi al meglio, l’importante è che non siano riusciti a fermarmi, anzi mi hanno stimolato.
Collaborare con Myfootbike Italia è stato diverso dalle precedenti sponsorizzazioni, mi sono sentito in famiglia, perché lo scopo era lo stesso fare qualcosa di diverso per sognare ancora!

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Equipaggiamento (Islanda)

Perché l’Islanda

Perché partire per l’Islanda? Perché farlo in bici?

Una delle cose più difficili è spiegare il perché di una passione, cerchi le parole adatte, ma sembrano sempre troppo banali.
Non parto per l’Islanda per tenermi in vita o per un desiderio di fuga.

Mi piacciono i viaggi, lo sport e la natura, ma soprattutto coniugarli insieme. Certo coniugare tutto ciò in Islanda non è facile, e per questo percorrere l’Islanda in bici è in primis una sfida con se stessi. Porsi un limite e superarlo.
La bellezza dei viaggi è proprio questa, sono un modo per scoprire cose nuove e allo stesso tempo scoprire qualcosa in più su se stessi.

Ho scelto l’Islanda perché è un territorio unico, primordiale, uno dei pochi territori incontaminati, fuori dagli schemi.

Ho scelto la bici perché credo che sia il metodo migliore per viaggiare. Solo la bici ti permette di vivere il viaggio in prima persona, a contatto con ciò che ti circonda, la bici finisce per diventare un prolungamento del tuo corpo.

Di seguito una lista dell’attrezzatura, abbigliamento e bicicletta che ho portato con me in Islanda:

Abbigliamento

Per lo strato superiore, la scelta è caduta sulla giacca alpinismo Simond, impermeabile, con cerniere a chiusure stagne e con un’ottima traspirabilità. E’ stato l’indumento anti-ipotermia, mi ha tenuto asciutto anche stando per 4 ore consecutive sotto la pioggia. Non mi aspettavo una tale tenuta, di fatto non ho mai dovuto utilizzare il poncho impermeabile di riserva. Molto utili anche le grandi tasche frontali, anche qui il contenuto è rimasto asciutto. Altra nota positiva, il colore azzurro acceso che ci ha reso visibile alle auto anche in condizioni di nebbia.

Pensavo che la peggiore avversità che avrei incontrato in Islanda sarebbe stata la pioggia, in realtà il vento si è rivelato molto più potente del previsto. Per fortuna come indumento antivento ho optato per il Softshell alpinismo Simond, unica difesa contro il vento islandese. Si è rivelato essere l’indumento più importante, mi ha garantito protezione dal vento, libertà di movimento, isolamento termico e traspirabilità. Con grande sorpresa ha funzionato cosi bene, tenendomi abbastanza caldo, da non dover usare mai il pile nonostante la fredda temperatura; sotto al softshell avevo solo una t-shirt traspirante, molto comoda da vestire.

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Per la parte inferiore ho selezionato un fondello con un trattamento antibatterico e totale assenza di cuciture. In generale si sono rivelati davvero molto comodi, anche dopo 9 ore di pedalata. Sopra il fondello ho indossato un pantalone impermeabile: oltre alla ottima impermeabilità, gambe e fondello sono rimasti asciutti, ha anche una ottima resistenza agli strappi.

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Uno dei prodotti che più mi ha sorpreso sono le scarpe arpenaz, basse e impermeabili, abbinate con calze btwin. Oltre a resistere egregiamente alla pioggia, sono state cosi comode anche per pedalare.

Attrezzatura Campeggio

In Islanda il campeggio è stato meno ostico di quello che immaginavo, non ho avuto problemi con vento e pioggia, nonostante la scelta di una tenda molto economica come

la 2 second della Quechua. Sono soddisfatto della scelta per la facilità di montaggio e perché anche in caso di emergenza si può usare senza picchetti. Inoltre è molto spaziosa nonostante sia omologata per una persona. Di contro trovavo sfavorevoli le dimensioni da chiusa e il peso : un diametro di 61 cm per 2,7 kg; ma sono riuscito a sfruttare le sue misure per utilizzarla sul portapacchi come piano per lo zaino. Altro problema legato alle dimensioni è stato il trasporto in aereo, ho risolto legandola allo zaino con dei tiranti. Dopo averla utilizzata in Islanda per 2 settimane sono contento della scelta, nonostante la sua forma non aerodinamica, ha resistito benissimo a vento e pioggia. Dopo aver percorso 120km la facilità di montaggio è stata una benedizione, così come la facilità di smontaggio ogni mattina. In un paio di sere ho avvertito un pò di freddo, ma questo dipende molto anche dalla scelta del sacco a pelo, nel mio caso sacco a pelo S5° light del peso di 1,1 kg. Graduato comfort fino a 5°, regge benissimo fino a 0°, forse sarebbe stato meglio optare per un sacco più caldo, ma ho preferito questo per le dimensioni ridotte. Per stare più comodo ho anche utilizzato un cuscino gonfiabile ultralight del peso di 80 g e un Materasso Gonfiabile Forclaz Air. Il materasso pesa 550 g e sgonfiato occupa pochissimo spazio solo 10 x 19 cm. Considerando tutti gli elementi ho dormito molto bene e il letto non mi è mai mancato.

Bicicletta

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Per percorrere l’Islanda ho optato per una mountain bike front.
Nel mio caso la Rockrider 540 della Btwin fornitami da Decathlon L’Aquila.
Sono stato io stesso a sceglierla, volevo una bici affidabile, resistente, di cui potermi fidare. La scelta della mountain bike ha sicuramente rallentato la velocità e ha reso ancor più dura la pedalata, ma non vi erano alternative dovendo percorrere terreni tra i più duri e unica soluzione per attraversare il deserto roccioso indenne. Ho scelto proprio la 540 per vari motivi: è una bici concepita per l’escursionismo sportivo, ha un telaio in alluminio che porta il peso complessivo della bici a 13.3 Kg, è dotata di freni a disco idraulici, ha un cambio affidabilissimo anteriormente Shimano ALTUS e posteriormente l’ottimo SRAM X7, ma soprattutto cerchioni Rockrider sport, doppia parete con raggi Mach1 inox 2 mm e copertoni di serie Kenda Nevegal, una garanzia.
In Islanda ha superato tutte le mie aspettative, spulciando una pecca : la catena è saltata, ma a causa del forte vento che l’ha sollevata (solo in Islanda si vedono cose del genere). per il resto con mia grande sorpresa ha sempre girato fluidamente per tutta la durata del viaggio, anche quando è stata contaminata dalla sabbia del deserto.
La bici ha poi retto molto bene il peso del bagaglio, complessivamente 30 kg, restando stabile nella pedalata.
In Islanda le cadute e gli urti erano all’ordine del giorno, principalmente causate dal vento, ma ha retto benissimo.
A dir poco eccezionale la resistenza di copertoni e cerchi, solitamente quando si affronta un terreno roccioso o impervio si sgonfiano le camere d’aria per attutire gli urti, io al contrario non l’ho fatto, per non rallentare ulteriormente, sentendomi molto sicuro sull’affidabilità del copertone, che di fatto ha retto benissimo anche alla F35 (kjolur), strada a dir poco impervia; per rendere l’idea più volte ho visto camere d’aria abbandonate lungo il percorso.
La 540 si è comportata molto bene anche con la pioggia, la resistenza dei materiali della bici ha garantito la sua stabilità nonostante l’incessare della pioggia.
Sono soddisfatto della scelta e come è prassi dopo un lungo viaggio, in onore alla sua affidabilità e per festeggiare l’arrivo nella capitale del nord, le ho dato il nome di Akureyri, a testimonianza della sua resistenza al clima islandese.

Accessori extra montati

Sulla bici ho montato una serie di accessori imprescindibili per un cicloviaggio, nello specifico: portapacchi, sella comfort, cavalletto e borse laterali.
Ho optato per un Portapacchi posteriore classico del peso di 1,33 kg, che nonostante preveda un peso massimo di 25 kg, ha retto benissimo il peso extra. Montare una sella più confortevole è stato un obbligo, ho scelto la Sella FLX Gel Flow del peso di 435 g, ideale per un uso sportivo confortevole. La sella si è rivelata molto comoda e per tutto il viaggio non si è deteriorata, rivelando una ottima resistenza alla pioggia. Ha avuto vita dura il cavalletto, nello specifico il Cavalletto doppio VLS, regge fino ad un peso di 500 kg, con i bagagli ed un vento fortissimo ha faticato non poco, ma è stato utilissimo nella fase di carico/scarico della bici. Imprescindibili le borse bici da 15 litri, parola d’ordine impermeabilità. Si sono rivelate molto spaziose e, in circa 9 giorni di pioggia, il contenuto non si è mai bagnato.

A caccia di Sponsor

Se non avete liquidità e state pensando di fare un viaggio accompagnato da una relazione/diario, la soluzione potrebbe essere trovare qualcuno disposto a supportare la vostra avventura.

Vi dico fin da subito che non è necessario avere tanti seguaci, infatti il primo sponsor lo presi quando la mia pagina aveva appena 200 seguaci.

La cosa più importante è il progetto, è importante aver ben chiara l’idea che si vuole sviluppare, in modo da poterla spiegare dettagliatamente ad un eventuale partner.
Nel presentare il vostro progetto è importantissimo illustrare il ritorno d’immagine e la copertura che potete offrire al partner e se siete alle prime armi raccontate le motivazioni che vi spingono a lanciarvi in quest’avventura.

Avrete maggiori probabilità di successo se la filosofia del vostro sponsor è in linea con la vostra idea.

Il mezzo con cui raggiungere questi obbiettivi è la mail.

Oggi abbiamo la fortuna, in questo caso, di essere tutti collegati e poter contattare chiunque tramite mail o social network.
La mail andrà scritta in maniera professionale, il primo contatto dovrà essere una presentazione di voi stessi con un accenno al progetto e a ciò che potete offrire.
Ci sarà tempo per approfondire nei successivi contatti.

Nel caso in cui vogliate contattare grandi aziende, nella maggior parte dei casi la mail dovrà essere scritta in Inglese.

Riassumendo: conoscere a fondo il proprio progetto, proporre al vostro partner un buon ritorno d’immagine, contattare aziende in linea con la vostra attività, scrivere mail chiare e semplici senza sovraccaricarle di informazioni.

Questi sono solo consigli, purtroppo non esiste un metodo efficace al 100%, ma con più partner lavorerete e più sarà facile trovarne nuovi.

 

Consigli abbigliamento

Per la scelta dell’abbigliamento è essenziale informarsi sul clima della nostra meta.
Di solito è bene optare per un abbigliamento a strati, puntando soprattutto sull’impermeabilità e la resistenza al vento.

Per la parte superiore del corpo vi consiglio un intimo termico o traspirante, un softshell isolante (antivento) e una giacca impermeabile; da aggiungere, solo in caso di giornate più rigide, un pile da indossare tra l’intimo e il softshell.

Per la parte inferiore del corpo, vi consiglio qualcosa di più leggero, immancabile se viaggiate in bici il fondello e pantalone impermeabile; da aggiungere, in caso di giornate rigide, un intimo termico.

Per le scarpe, rigorosamente da trekking, tra i tanti modelli vi consiglio di scegliere quello che  a primo impatto vi sembra il più comodo.

Infine, per quanto riguarda la testa, vi conviene portare con uno scaldacollo, paraorecchie, cappello, e in caso di condizioni più avverse, un passamontagna.

In un viaggio avventuroso la vostra priorità deve essere: impermeabilità, tessuti antivento, leggerezza e comodità nei movimenti.

La mia prima preoccupazione è trovare capi che mi permettano di stare ore e ore sotto la pioggia senza accusare troppo l’acqua e il freddo.

 

 

Cosa portare in un’avventura bici e tenda

Per qualche misterioso motivo durante l’avventura un freno mi si rompe sempre, ovviamente puntualmente dimentico di portarmi i ricambi e sono costretto a ripararlo come posso!

Quindi al fine di affrontare al meglio l’avventura, la pianificazione dell’attrezzatura e la creazione della famosa ”lista di viaggio” è un passo che non può mancare!

In questa lista ho riportato la mia esperienza, partendo dalle cose essenziali come i viveri, il sapone, le medicine, fino ad arrivare al fornellino ad alcool per preparare pasti caldi.

Di seguito la lista completa, volutamente eccessiva per darvi una idea, se pensate che manchi qualcosa aggiungetela nei commenti!

BICICLETTA
Borse laterali impermeabili
Cavi elastici
Portapacchi
Borsa manubrio
Guanti bici
Borracce
Luce

KIT MANUTENZIONE
Brugola
Cacciavite
Smagliacatena
Chiave per raggi
Cacciagomme
Camere d’aria
Copertoni (solo in caso di terreni impegnativi)
Forcellino
Fascette
Freno a disco o Pattini freni
Kit riparazione (toppe+colla)
Falsa maglia
Chiave pedali

UTILITA’
Fotocamera
Videocamera
Treppiede
Guida paese + cartina
Bussola
Gps
Biglietti volo
Fotocopia passaporto
Kit p.soccorso + medicinali
Mollette
Fiammiferi, accendino, pietra focaia
Nastro da imballaggio
Power Bank
Costume da bagno
Zaino

CAMPEGGIO
Tenda
Sacco a pelo
Materassino
Posate, pentolini, fornellino

ABBIGLIAMENTO
Passamontagna
Paraorecchie
Scaldacollo
T-shirt
Giacche
Pile
Intimo
Pantaloni impermeabili
Scarpe da trekking
Occhiali da sole

IGIENE
Sapone bio
Asciugamano
Spazzolino/dentifricio
Carta igienica bio

VIVERI
Barrette Energetiche
Acqua
Riso in busta
Fagioli
Thè, cioccolata, marmellata
Mais
Minestre

Prendere il volo

Volare, volare, volare per alcuni è un sogno per altri una paura.

Sarebbe bello poter spiccare il volo come Superman o Hancock se non vogliamo essere banali, tuttavia nonostante ripetuti voli dai miei mezzi con atterraggi discutibili, posso assicurarvi che questo potere non ci appartiene.

E così ci tocca l’aereo.

Per la ricerca del volo vi sono numerosi motori di ricerca e altrettante compagnie aeree, sta a voi in base alle vostre esigenze trovare il più economico o più costoso.

Di solito io controllo i voli più economici sui motori di ricerca e poi prenoto sul sito ufficiale della compagnia per evitare tasse extra.

La faccenda si fa più complicata quando portate con voi una bicicletta o altro mezzo.

Trasportare la bici in aereo mette sempre ansia, perché le modalità e il prezzo per il trasporto variano da compagnia a compagnia e soprattutto non si sa mai se le bici arrivano integre.

Per questo è importante in viaggi come questi portarsi attrezzi e pezzi di ricambio, raramente la bici non arriva proprio, ma è meglio non pensarci.
Nella maggior parte dei casi le bici devono essere imballate, con il manubrio bloccato lateralmente, i pedali rimossi, le camere d’aria sgonfiate, e si consiglia del materiale da imballaggio a proteggere le parti più delicate.
In base alle disponibilità economiche si possono usare come contenitori scatoloni o sacche apposite.
Le sacche possono essere rigide o morbide, esistono una grande varietà di marche e modelli, economiche e costose, svolgono bene il loro compito, ma possono risultare scomode da portare con se durante il viaggio, soprattutto quelle rigide.
Lo scatolone è la soluzione più adottata dai cicloviaggiatori, me compreso, e si può rimediare gratuitamente in qualsiasi negozio. Quando arrivate a destinazione potete buttarlo via se avete il tempo e le possibilità di procurarvene un altro per il ritorno, o potete lasciarlo in deposito all’aeroporto.

Per evitare sorprese all’arrivo, lo scatolone va sistemato per bene, ecco un video che vi aiuta nell’intento:Cliccami e impara ad imballare