Redwoods

Guarda in alto, si può percorrere un intera strada guardando sempre verso l’alto?
È strano, di solito ciò che ci distrae è alla nostra sinistra o destra, qui invece per tutto il tempo non posso fare a meno di guardare per la prima volta alberi che toccano il cielo. Ad ogni km che percorro nella foresta di sequoie in California ho la sensazione di essere più leggero nel guardare gli enormi giganti di legno ergersi da centinaia di anni su questa terra. Ad un tratto fermo la bici per osservare da vicino uno degli alberi più grandi, da oltre mille anni domina la foresta, appoggio il palmo della mano sulla corteccia, è una sensazione strana quella che provo, entrare in contatto con un essere vivente che ha vissuto quasi un milione di tramonti, nel suo beffeggiarsi del tempo che passa ne ricorda l’importanza. Ho continuato a pedalare guardando in alto per la prima volta senza essere accecato dal sole, o senza perdermi tra le stelle della notte, ma per segnare il ricordo del giorno in cui ho visto i giganti della terra osservare nel loro eterno silenzio il mondo cambiare.

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Pacifico

La prima volta che ho visto l’Oceano Pacifico ero in Giappone. Quel giorno pedalai più di 100km solo per vederlo. Una volta alla spiaggia una grossa duna ne nascondeva la vista, ma non il suono che arrivava forte all’orecchio. Così poso la bici, e mi avvio verso le dune, ne supero una, poi un’altra e finalmente i miei occhi catturano l’immensità dell’oceano. Sulla spiaggia c’era solo una persona fredda ed immobile ad osservare lo scroscio delle acque. Totalmente persa nella distesa blu a tal punto da non accorgersi della mia presenza. Avrei voluto conoscerla, chiedergli cosa vedeva in quelle onde da non sentire più tutto il resto, ma non l’ho invasa con la mia curiosità, mi sono limitato a scattare il momento. Ora a tre anni di distanza rivivo quel momento, lo rivedo, ma stavolta sono dalla parte opposta dell’oceano e anche i miei occhi sono diversi. La prima volta che lo vidi mi trasmettava un sentimento di malinconia, come se vedessi il tutto in bianco e nero, oggi i colori dominano e non c’è nessuna persona solitaria a perdersi nel fragore delle acque. Mi abbandono al suo costante stato di agitazione e divento quella persona vista 3 anni fa, che fredda e immobile ascolta lo scroscio delle acque e si perde nella distesa blu.

Tra Sogno e Realtà

Tra sogno e realtà…

Piccole scosse, quelle che mi hanno fatto realizzare che ero davvero sull’elicottero di soccorso dell’Everest. Si perché quando in seguito ad una brutta intossicazione alimentare con febbre a 42°, battiti sopra i 150 ed una terribile notte insonne è difficile distinguere la realtà dal sogno. Ma il rumore del rotore, i sobbalzi del piccolo veicolo e soprattutto quella vista. Basta sporgersi verso il finestrino per restare senza fiato, sorvolare le montagne Himalayane è un’esperienza unica. Le forme delle montagne sono imponenti, alcune così alte da sfiorare il mezzo. Potevano soccorrermi solo al mattino, con le prime luci del sole che sfiorano le vette ed illuminano i piccoli villaggi circondati da un mare di nuvole che sinuose ondeggiano tra le montagne. La scena è così bella da perdermi completamente a tal punto che solo un forte scossone mi fa capire che non sto sognando, così nonostante il malore prendo la fotocamera e scatto la stupenda realtà.