Giungla

All’improvviso una forte luce mi riporta alla civiltà…

Vago ormai da ore immerso nella giungla taiwanese, così fitta da oscurare il sole. La vegetazione danza sulla spinta del vento e le urla dei macachi, ed io per un attimo mi perdo ad ascoltare la voce della giungla. Poi una luce si fa strada tra gli alberi, mi avvicino, la radura inizia ad aprirsi e nell’esatto momento in cui supero l’ultimo ostacolo un brivido mi attraversa il corpo, è lo stupore per lo scenario mozzafiato che segna la fine della giungla.

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Fuga dalla realtà

Durante il trekking un rumore in lontananza mi spinge ad abbandonare il sentiero. Tra ripide discese e scivolosi pendii raggiungo finalmente la fonte del frastuono. In un attimo fuggo dalla realtà, perso in una scena così bella da sembrare irreale. La cascata cade nel fiordo creando un’immagine da film fantastico, troppo bella per essere vera, eppure il vento soffia ancora, l’aria è sempre fredda, così mi abbandono alla stupenda realtà.

La finestra sull’infinito

Mi stesi sulla schiena per quella che sembrò un’eternità, a mirare la danza delle stelle…

Alcune foto non sono previste. La maggior parte delle volte sono io che percorro km per raggiungere un luogo spettacolare da fotografare, altre volte invece vengo colto di sorpresa, da un tramonto, un’alba, un arcobaleno, un attimo d’improvvisa e imprevista bellezza. Come quella sera, ero sdraiato sulla panca di un piccolo campeggio nella penisola di Banks, mi riposavo dopo aver percorso in bici un’ottantina di km tra le tante montagne della penisola. Senza accorgermene mi addormento, quando riapro gli occhi vengo abbagliato. Strofino gli occhi, non credo allo spettacolo incredibile sopra di me, il bosco fa da cornice, crea quella che sembra una finestra o un pozzo in cui annegare. ”Il cielo stellato è così potente stasera”, posso ancora sentire i brividi sulla pelle ripensando a quella notte, in cui ebbi il privilegio di ammirare una finestra sull’infinito…

Breve storia

Non parlo spesso di me, ma spero che questa breve storia di come è nata questa pagina possa stimolarvi a credere in voi stessi e nei vostri sogni:

Avevo solo 22 anni quando decisi di partire senza nessuna esperienza per scoprire l’Islanda in bici. Non so dove nacque l’idea e perché l’Islanda, ricordo che era come un bisogno che sentivo dentro, un esigenza di accendere una passione ormai morta, schiacciata dagli studi universitari, le aspettative e la necessità di trovare un posto nella società. Fu un gesto di ribellione alla realtà che vivevo in cui non mi identificavo. Così partii e i primi giorni furono un disastro, praticamente sull’orlo delle lacrime, ero pieno di dolori e per nulla preparato psicologicamente a pedalare tutto il giorno sotto un vento impetuoso e una pioggia incessante. Ogni sera mi ripetevo nella tenda ”perché l’hai fatto, chi te lo ha fatto fare, torna indietro”.

Non ci tornavo indietro, ogni mattina mi svegliavo determinato ad andare avanti ed ogni sera rimpiangevo la scelta. Finché qualcosa lentamente iniziò a cambiare in me, fu come aprire gli occhi per la prima volta, dopo 7 giorni a pentirmi della scelta iniziò a piacermi. Quel giorno nonostante il vento percorsi 150km senza mai avvertire la fatica anzi mi divertivo, la mia mente era cambiata non mi sentivo un altra persona, mi sentivo come tornato all’età in cui le responsabilità non sapevo nemmeno cosa fossero. Iniziai a riscoprire le mie passioni sopite: l’avventura, la fotografia, la scrittura, la semplice scoperta.

Ecco perché l’Islanda per me è il viaggio dove ho ritrovato me stesso. Da allora ho smesso di mentire ed ho iniziato a coltivare le mie passioni, a migliorare nella fotografia, a lavorare su nuovi progetti, ho iniziato a vivere ed incredibilmente in due anni alzai anche la media all’università da 21 a 26.

A volte bisogna smettere di pensare ed ascoltare l’istinto…e l’istinto mi diceva di perdermi per ritrovarmi!

 

Libertà

Immagina di sederti lì. Ora spegni il telefono, disconnettiti dal mondo, sei solo, ma circondato dalla natura, libera la mente, senti il rumore del mare in lontananza, l’aria fresca, l’odore delle piante leggermente bagnate, prenditi il tuo tempo…e ricorderai per sempre che sapore ha la libertà.

Il calore del freddo

Il calore del freddo

Quando devo dare un titolo o una descrizione ad una foto, semplicemente la guardo e scrivo ciò che mi trasmette. Alcune volte bastano pochi secondi, altre volte minuti, ma in questa foto è stato un attimo. Calore. È una fotografia dai toni freddi eppure guardandola mi trasmette calore. Quando il confine tra caldo e freddo s’inverte? Forse se contaminato da altre emozioni, nel mio caso il calore che mi trasmette è legato ad un senso di nostalgia. Un’emozione positiva provata in quel momento che ero lì, seduto sulla sterpaglia, in completa solitudine, riscaldato dal respiro violento del mare…